La sottile linea di confine fra DSA e difficoltà di apprendimento

Pubblicato da Sara Ruggeri il giorno 10 August 13

Ho deciso di dedicare il primo articolo di questo blog ad alcune riflessioni su un tema che ho particolarmente a cuore, ovvero quello del riconoscimento della propria condizione e dunque dei propri diritti.

La legge 170 del 2010 (vedi risorse) ha rappresentato sicuramente un punto di svolta In questo senso, in quanto non solo riconosce la presenza dei DSA, ma rende obbligatoria una serie di misure volte a garantire il successo formativo di bambin* e ragazz* con DSA. La legge è espressamente dedicata a questa particolare categoria di individui, tanto che già nel primo articolo si fa riferimento ad alcuni dei criteri necessari per poter accedere a tali misure:

1. La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana. 

Proprio il tema dei criteri utilizzati per la diagnosi rappresenta un interessante spunto di riflessione soprattutto per i non addetti ai lavori. Volendo affrontare questo tema in termini molto semplici è possibile affermare che la diagnosi di DSA (nello specifico dislessia, disortografia e discalculia) viene effettuata in base a specifici parametri statistici che permettono di confrontare la prestazione della persona oggetto di valutazione con quella di un gruppo di soggetti della stessa età o dello stesso livello di scolarizzazione.

Tanto maggiore è la distanza in senso negativo fra la prestazione dell’individuo e quella media del gruppo di riferimento, tanto più severa sarà la difficoltà che la persona presenta in quel dato dominio.

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Appare evidente che la prestazione si colloca lungo un continuum che va dall’eccellenza (area verde scura nell’esempio) a quella nella norma (area verde chiara), alla difficoltà lieve (area arancione) fino a quella severa (area rossa) e che dunque alcuni individui, pur con prestazioni molto scarse, non rientrano nella categoria DSA perché la loro prestazione non raggiunge la soglia necessaria per ottenere i benefici che la legge propone. Tale aspetto è ben chiaro nella risposta che il prof. Cornoldi fornisce alla domanda relativa all’incidenza dei DSA nella popolazione italiana:

La decisione di utilizzare tutti quegli accorgimenti previsti in caso di difficoltà viene in questi casi delegata esclusivamente alla responsabilità e sensibilità dei singoli insegnanti, con tutte le conseguenze prevedibili, prima fra tutte la differenza di trattamento e dunque di “destino formativo” in base all'insegnante di classe. Stesso discorso vale per la possibilità di usufruire di percorsi di potenziamento, la cui scelta ricade totalmente sui genitori. Diverse sono quindi le riflessioni che scaturiscono da questo:

  • L’importanza di una valutazione che non tenga conto solo degli aspetti statistici ma che consideri anche quelli qualitativi, in quanto ogni individuo ha caratteristiche specifiche, quindi prestazioni apparentemente uguali non corrispondono necessariamente a condizioni uguali; è fondamentale dunque che genitori ed insegnanti si affidino a persone competenti o con esperienza nel campo. Lo stesso discorso vale per possibili percorsi di potenziamento: individui con prestazioni scarse seppure non diagnosticabili come DSA dovrebbero usufruire di tali forme di training;
  • La necessità di relazioni psicodiagnostiche che forniscano profili funzionali dettagliati, anche in caso di assenza di diagnosi di DSA; è importante che insegnanti e genitori pretendano dagli specialisti descrizioni dettagliate rispetto ai punti forza e alle fragilità della persona valutata;
  • La necessità di misure che riguardino anche tutta quella parte di popolazione scolastica che non presenta diagnosi, ma manifesta comunque una serie di difficoltà; tali necessità sono in parte già comprese nella direttiva sui BES del 27 Dicembre 2012 (vedi risorse) e relativa circolare del 6 Marzo 2013 (vedi risorse);
  • La consapevolezza che esiste una continuità fra condizioni differenti, e dunque che il tema della didattica personalizzata e di quella individualizzata acquisisce ad oggi una forza ancora maggiore.
Allegati

legge 170-10

circolare BES 6-3-13

circolare BES 27-12-12

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