Facciamo chiarezza sui DSA: la dislessia

Pubblicato da Sara Ruggeri il giorno 05 May 15

Non è dislessico, è che si allena poco"
"Non è dislessica, è che non le piace leggere"
"Non è dislessico, deve solo leggere di più a casa"
"La dislessia è una moda, è solo svogliata"

Queste sono solo alcune delle frasi che bambini e genitori sentono ripetersi al manifestarsi di difficoltà più o meno importanti soprattutto durante le prime fasi di apprendimento della lettura.

Hanno ragione? Facciamo un po' di chiarezza.

Cosa è la Dislessia?
La Dislessia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento che riguarda esclusivamente la lettura decifrativa, e che si manifesta con uno o con entrambi questi aspetti, valutabili con appositi test:

- eccessiva lentezza rispetto all'età o al livello di scolarizzazione (un bambino di 5° primaria che legge alla stessa velocità di un bambino di 2°, ad esempio)

- eccessivo numero di errori (scambiare alcune lettere come p-q, b-d, a-e, c-e, invertire la lettura di due lettere, seguire con difficoltà la riga od omettere la lettura di lettere o intere sillabe)

Ci sono altri aspetti di cui tenere conto nella valutazione?
Per diagnosticare la dislessia è necessario escludere la presenza di alcune condizioni che possono provocare sintomi simili alla dislessia, ma che hanno cause differenti e che giustificano quindi un altro tipo di diagnosi:

- ritardo mentale: se si è in presenza di un deficit intellettivo la diagnosi di dislessia sarà secondaria rispetto a quella di ritardo mentale

- deficit neurologici o sensoriali: in questo caso la difficoltà in lettura sarà frutto di deficit più ampi che implicano anche altri sintomi

- assenza o insufficienza di scolarizzazione, lingua madre differente da quella valutata o aspetti contestuali che possano giustificare una carenza in questa competenza

Quale è la causa della Dislessia?
Purtroppo non sono ancora pienamente note le cause di queste particolari manifestazioni, tuttavia attualmente i filoni di ricerca più promettenti riguardano:

- deficit dei meccanismi sensoriali non linguistici: filone che a sua volta si suddivide in diverse teorie relative al funzionamento alterato delle vie visive, uditive, attentive o di collegamento fra i due emisferi

- deficit fonologici : che studia le alterate modalità di elaborazione delle lettere a livello uditivo-fonologico e visuo-percettivo

Quando è possibile fare diagnosi?
La diagnosi, ovvero il riconoscimento ufficiale della presenza di una certa condizione, è la conclusione di un processo di valutazione molto delicato. La diagnosi di Dislessia può essere fatta solo a partire dalla fine della seconda primaria, in quanto ci si aspetta che il processo di lettura debba essere ormai automatizzato.

Nell'ambito dei DSA tuttavia è ormai prassi, in caso di difficoltà, proporre un percorso di potenziamento al termine del quale valutare gli eventuali progressi e solo successivamente proporre una diagnosi; la presenza di una forte "resistenza al trattamento" infatti rappresenta uno degli indicatori centrali per distinguere fra Dislessia e semplice difficoltà in lettura.
Se, nonostante il potenziamento, il bambino presenta ancora difficoltà significative, appare opportuno riconoscere la difficoltà attraverso la diagnosi.

Come già detto in un precedente articolo (Mia figlia era un po' dislessica, ora è guarita), è importante che la diagnosi sia accompagnata da una relazione che contenga non solo i punteggi relativi alle valutazioni, ma anche un commento a questi, al fine di avere un profilo completo delle competenze valutate.

In cosa consiste il potenziamento? Da chi può essere fatto?
A seconda del profilo funzionale, ottenuto a seguito della valutazione, si può iniziare un percorso di potenziamento che miri a velocizzare la lettura o ridurre il numero di errori.

Le caratteristiche che differenziano il potenziamento funzionale dal semplice esercizio in lettura riguardano:

- alta frequenza e durata limitata: il potenziamento ha dimostrato maggiore efficacia se effattuato per pochi minuti (circa 15) almeno 3 volte alla settimana

- selezione di specifiche aree e funzioni: lavorare sulla velocità piuttosto che sulla correttezza, lavorare su specifiche sillabe, ecc

- verificare l'andamento del potenziamento attraverso una valutazione da effettuarsi almeno 3 mesi dopo l'inizio del trattamento

- chiarire con il bambino lo scopo del lavoro e promuovere l'aspetto ludico, motivandolo il più possibile per un lavoro che dal suo punto di vista è oggettivamente difficile e spesso frustrante

- la presenza di un esperto alla guida del potenziamento, il quale abbia una formazione specifica ed esperienza nel campo della valutazione e del potenziamento (psicologo, logopedista, pedagogista, ecc)

E' evidente che un esercizio aspecifico, senza limiti di tempo e scopi, rappresenta tutto il contrario di un buon potenziamento, ed è per questo che risulta sempre inefficace e tende solo a stressare il bambino.

Attenzione dunque a giudicare la situazione di un bambino o di un ragazzo che trova difficoltà nella lettura, e soprattutto a fornire consigli senza aver chiare le cause alla base di una certa manifestazione.

Puoi trovare questo articolo anche qui:

http://www.davidealgeri.com/dislessia-come-intervenire.html

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