Facciamo chiarezza sui DSA: la discalculia

Pubblicato da Sara Ruggeri il giorno 20 October 15

Attualmente nelle scuole italiane circa il 20% degli studenti viene segnalato per difficoltà nell'ambito del calcolo.
Tuttavia l'International Academy for Reserch on Learning Disabilities riporta un'incidenza del circa 2.5% nei bambini e ragazzi che frequentano con regolarità la scuola.

Come è possibile spiegare questo paradosso?
Purtroppo nella maggior parte dei casi le segnalazioni effettuate fanno riferimento a falsi positivi, ovvero a studenti che presentano delle difficoltà ma che con il giusto potenziamento possono superare il gap rispetto al resto dei loro compagni di classe.

Cosa è la discalculia?
La discalculia è un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) che si manifesta con significative difficoltà nell'elaborazione del numero. La ricerca e la sempre più approfondita conoscenza di questa forma di neurodiversità ha portato alla definizione di almeno due profili differenti di discalculia, attualmente riconosicuti dalla Consensus Conference:
1) una discalculia profonda, definita anche "cecità numerica", ovvero l'incapacità di comprendere e manipolare la numerosità, più rara;
2) una forma di discalculia più lieve, da alcuni detta "procedurale", che si manifesta appunto con significative difficoltà nelle procedure esecutive (lettura, scrittura, incolonnamento) e del calcolo, più frequente

Come e quando può essere diagnosticata?
A differenza dei DSA legati alla letto-scrittura (dislessia e disortografia), che possono essere diangosticati già dalla fine della seconda elementare, la discalculia può essere diagnostica solo a partire dalla fine della terza elementare.
La diagnosi è un processo estremamente delicato, e deve rappresentare il punto di contatto fra il riconoscimento di una certa condizione e l'attuazione di tutte quelle azioni atte a migliorare lo stato attuale della persona. Non ha senso una diagnosi lasciata in un cassetto, in quanto è grazie a questa che si può iniziare un vero percorso di potenziamento.
L'utilizzo di test specifici di primo e secondo livello permette quindi non solo di comprendere se è presente o meno il disturbo, ma di definire chiaramente il tipo di profilo (discalculia profonda o procedurale).
Anche in questo caso è necessario eslcudere tutte quelle condizioni che possono portare a manifestazioni simili, ma dovute a differenti eziologie (ritardo mentale, deficit nella memoria visuo-spaziale, insufficiente scolarità, ecc).
E' necessario sottolineare che la diagnosi di "disturbo" è giustificata solo a seguito di un intervento di potenziamento che confermi la resistenza al trattamento, in caso contrario sarà più opportuno segnalare la presenza di difficoltà più o meno marcate, che non rientrano però nella categoria dei DSA.

Quali sono le cause della sua presenza?
Attualmente la ricerca sembra concordare sulla base genetica del disturbo, tuttavia, ancora dibattuta appare essere la sua origine neuropsicologica. Se da una parte infatti alcuni ricercatori scommettono sul ruolo centrale di processi non strettamente legati al calcolo (memoria di lavoro, organizzazione visuo-percettiva, ecc), dall'altra sembrano promettenti le ricerche sul "modulo numerico", ovvero aree che sembrano essere spcificamente addette al controllo di funzioni numeriche innate (corrispondenza uno-uno, subitizing, ecc).

Cosa fare dopo al diagnosi?
Come già detto, la diagnosi rappresenta il punto di inizio che guida verso un percorso di potenziamento delle aree deficitarie. La scelta degli strumenti adatti, delle aree da potenziare, della frequenza e dell'intensità necessita di specifiche competenze e deve essere affidata a professionisti specializzati.
La ricerca ci permette di definire con grande accuratezza le caratteristiche di un potenziamento efficace:
- alta frequenza degli incontri per cicli che non durino meno di 3 mesi;
- specificità delle aree da potenziare: è necessario lavorare su poche aree per volta;
- necessità di una forte collaborazione della rete sociale: la cooperazione fra ragazzo, scuola, famiglia e operatore risulta essere un importante predittore di efficacia del trattamento;
- attenzione agli aspetti emotivi e motivazionali: sono infatti dimostrate le alte correlazioni fra difficoltà nel calcolo e manifestazioni di carattere ansioso legate alle prestazioni scolastiche; questi aspetti devono essere constantemente monitorati e accolti durante tutto il ciclo di potenziamento;
- programmazione di fasi di verifica dell'efficacia alla fine di ogni ciclo di trattamento

Una buona conoscenza di queste condizioni appare attualmente un bagaglio indispensabile per ogni operatore che si trova a contatto con bambini e ragazzi in formazione: sapere, sapere intervenire tempestivamente e sapere a chi rivolgersi rappresentano le vere armi di prevenzione del disagio scolastico, verso una maggiore realizzazione formativa e personale.

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